*Si ringrazia Maria Eugenia Martin D. per l’articolo originale in Lingua Spagnola*

Questa patologia è conosciuta anche come “fegato grasso”: si tratta di un accumulo di grasso epatocellulare (ovvero nelle cellule del fegato) e di una carenza proteica considerevole.

I sintomi non sono facilmente riconoscibili a prima vista, si può sospettare una lipidosi epatica se si nota una alterazione del peso del cincillà, pelliccia rovinata, diarree costanti e con un odore simile alla bile, scarso appetito e riluttanza al movimento.
La lipidosi epatica insorge con poca frequenza nei cincillà ma non per questo non bisogna cercare di prevenirla e curare l’alimentazione è l’unico modo per controllarla: un pellet ricco di golosità e l’ingestione di semi e frutta secca oleosa (pinoli, semi di girasole, noci, cocco, ecc) induce l’instaurarsi della malattia.
Essa si presenta sia a causa di un quadro di anoressia che per la negligenza del proprietario nell’ostinarsi a somministrare alimenti ricchi di grassi.

Per farci un’idea della quantità di grassi contenute nei semi e nella frutta secca oleosa:

Tipo di seme o frutta secca Contenuto in grassi (% per unità)
Semi di zucca 45,5
Noccioline 46,1
Semi di girasole * 47,5
Anacardi 48,2
Pistacchi 53,7
Mandorle * 55,8
Nocciole 63,5
Noce del Brasile 68,5
Pinoli 68,5
Noce di Pacana 70,01
Noce di Macadania 76,09

* n.b : “I semi di girasole e le mandorle sono tossici e danneggiano il fegato” (Equidiet, 06.2008) E’ evidente che il contenuto di grassi è altissimo, ad esempio per 100 grammi di Noci di Pacana stiamo somministrando oltre 70 grammi di grasso, assolutamente eccessivo.

Il cincillà ha naturalmente bisogno di grassi nel loro organismo ma non possono metabolizzare grandi quantità di essi per cui ogni eccesso è molto dannoso. Con la lipidosi epatica il fegato si “unge” letteralmente, le sue cellule si sovraccaricano di grasso per cui non assorbono nutrienti e il cincillà continua a perdere peso fino a debilitarsi drasticamente.

Per diagnosticare la Lipidosi Epatica è necessario l’intervento del Medico Veterinario che, attraverso esami del sangue, valuterà la funzionalità di parametri come AST, ALT, LHD e acidi biliari. E’ un male controllabile ma la diagnosi in stato avanzato di malattia e il non trattamento possono causare addirittura la morte del cincillà.
La terapia si attua mediante un protettore epatico e un rigido controllo dell’alimentazione, che deve essere sana e bilanciata (pellet, fieno ed eventualmente verdure essiccate).