La orchiectomia o castrazione dei cincillà è indicata fondamentalmente per il controllo della riproduzione, essendo la sua esecuzione preferibile all’ovaristerectomia per le sue minori complicazioni e il suo minor tasso di mortalità. Altre indicazioni alla castrazione sono la diminuzione dell’aggressività e il trattamento di alcune patologie come i tumori testicolari.
I testicoli dei cincillà sono mobili e non alloggiano in uno scroto vero e proprio. Si posizionano lateralmente al pene e si situano nella regione inguinale. Sebbene abbiano un canale inguinale relativamente largo, ci sono pochissimi casi di ernie intestinali dovute alla presenza di tre strutture che impediscono l’entrata di visceri addominali fino alla regione scrotale: una grande quantità di grasso epididimario nella tonaca vaginale, due grandi cuscinetti adiposi nella cavità addominale (attraverso i quali passano i cordoni spermatici fino al canale inguinale) e due grandi vescicole seminali che occludono parzialmente l’anello inguinale interno.
Sono state descritte quattro tecniche di castrazione nei cincillà. Sebbene la comparsa di ernie si citi come complicazione frequente, è una complicazione che avviene rare volte in qualsiasi tecnica utilizzata. Di seguito saranno descritte le tecniche di castrazione. In tutti i casi il cincillà si posiziona in decubito dorsale e si prepara chirurgicamente la regione intorno allo scroto, pene e parte mediale delle estremità inferiori. Se i testicoli si sono spostati verso la cavità addominale, una leggere pressione li farà tornare nello scroto.
TECNICA CHIUSA
Questa tecnica chirurgica è la più facile da realizzare ed è quella che richiede minor tempo chirurgico e impossibilita nel modo più assoluto la comparsa di ernie.
Si realizzano due tagli nella pelle dello scroto paralleli al pene tra i 10 e i 15 millimetri di lunghezza, avendo cura di non intaccare la tonaca vaginale. Si deve prendere il testicolo dallo scroto conservando integra la tonaca vaginale che è fortemente adesa al tessuto sottocutaneo. Per questo bisogna fare una disinfezione molto accurata e delicata. La tonaca si unisce fortemente alla fine dello scroto con un legamento della coda dell’epididimo che bisogna lacerare per poter esteriorizzare il testicolo.
Una volta che il testicolo è stato estratto dallo scroto ci si deve portare caudalmente ad esso districando le fasce che lo ricoprono fino a che rimanga perfettamente visibile la parte più stretta del cordone. Non è necessario esporre molto cordone. Difatti, una esteriorizzazione eccessiva può solamente danneggiare l’uretere.
Si lega il cordone con due o tre legature. A causa della grandezza del cordone e del fatto che si rischia di intaccare la tonaca, è consigliato eseguire legature appiattendo il tessuto con una pinza emostatica. Se la tonaca si intacca o le legature si sciolgono si potrebbe creare una ernia dei visceri addominali verso lo scroto. Questo rischio si riduce enormemente se abbiamo usato la precauzione di conservare il grasso epididimario e abbiamo rimosso esclusivamente il testicolo.
TECNICA APERTA CON CONSERVAZIONE DEL GRASSO EPIDIDIMARIO
In questa tecnica di incide la tonaca vaginale per esteriorizzare il testicolo, il condotto deferente, il pacchetto vascolare testicolare e il grasso epididimario. Per liberare il testicolo si deve lacerare il legamento della coda dell’epididimo che si unisce caudalmente alla tonaca vaginale. Si legano separatamente il cordone spermatico e i vasi testicolari con una doppia legatura. Il cordone spermatico si lega caudalmente al grasso epididimario di modo che si conservi tutto il grasso quando lo si seziona e si ritiri solo il testicolo. La tonaca vaginale si puo’ chiudere con una sutura continua oppure lasciare aperta.
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TECNICA APERTA CON CHIUSURA DEL CANALE INGUINALE
Questa tecnica è molto simile a quella precedente con la differenza che il cordone spermatico si lega prossimalmente al grasso epididimario di modo che si rimuova tutto il grasso secondario, al taglio. Si chiude l’anello inguinale esterno con una sutura di punti sciolti di modo che non si danneggino o occludano le strutture che passano per il canale inguinale, la arteria e la vena pudenda esterne. A volte non è necessario allargare cranialmente la incisione cutanea per arrivare all’anello inguinale.
TECNICA APERTA CLASSICA
Questa tecnica è molto simile alle due precedenti. Il cordone spermatico si lega eliminando gran parte del grasso epididimario al taglio. Il peduncolo vascolare e il condotto deferente si introducono fino alla cavità addominale attraverso del canale inguinale e si chiude la tonaca vaginale con una sutura continua il più prossimalmente possibile.
SUTURA DELLA PELLE
Qualsiasi sia la tecnica impiegata per la castrazione è sempre necessario suturare la pelle. Sebbene si sia descritto l’utilizzo di punti cutanei, la tecnica di elezione è la sutura intradermica con nodi occulti.
Purtroppo i cincillà hanno la tendenza a sviluppare ascessi scrotali dopo la castrazione, e cio’ aumenta il rischio di apparizione di ernie. Non si conosce la causa per la quale questa complicazione è più frequente nei roditori istricomorfi , ma si può ridurre la sua insorgenza massimizzando la sterilità e trattando con cura i tessuti durante il procedimento chirurgico. A causa delle incisioni chirurgiche non si deve tralasciare la possibilità che siano accompagnate da infezioni batteriche. Per evitarle e combattere puo’ essere utile l’applicazione sopra l’incisione di uno strato di adesivo chirurgico di cianoacrilato e l’instaurarsi di una terapia antibiotica.
Fortunatamente i cincillà tollerano abbastanza bene le incisioni chirurgiche e sono poco frequenti casi di automutilazione. Nel caso in cui appaiano puo’ essere utile la somministrazione di midazolam per 1-2 giorni alla dose di 1-2 mg/kg ogni 4- ore per via intramuscolare o sottocutanea. In ogni caso, non si deve interrompere la somministrazione della terapia analgesica pre e post operatoria. Ci sono buoni risultati con l’uso del meloxicam.
A livello locale possono essere applicati antisettici e prodotti con effetto cicatrizzanti.
Bennett RA, Mullen HS. Soft tissue surgery. En: Quesenberry KE, Carpenter JW. Ferrets, rabbits and rodents: clinical medicine and surgery. 2ª ed. St. Luois: Saunders; 2004: 274-284
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